Shqipëria on the road: il nostro viaggio nel sud dell’Albania

Negli ultimi anni l’Albania è stata oggetto di una vera e propria riscoperta da parte di chi, in Italia, desidera spiagge meravigliose, un mare limpido e calmo e, non da ultimo, anche la possibilità di trascorrere una settimana di vacanza senza preoccuparsi troppo delle spese. Purtroppo però quest’immagine della costa come paradiso marittimo, soprattutto nel sud dell’Albania, rischia di amplificare un certo turismo di massa a cui poco importa della cementificazione selvaggia, della tutela degli ecosistemi e del patrimonio culturale.

È per questo che abbiamo deciso di raccontarvi la nostra esperienza di scoperta del sud dell’Albania. Il nostro è stato un itinerario on the road di sette giorni e sei notti alla scoperta non solo delle spiagge, ma anche dei cibi, dei colori, dei profumi e dei suoni e delle lingue di questo paese così vicino eppure ancora così distante nella geografia immaginaria degli italiani.

sud dell'Albania
vista panoramica dal parco nazionale di Butrinto.

Siamo partiti in quattro dal porto di Brindisi nella notte del 19 agosto, con un’automobile e tanta pazienza, perché le attese al porto… non si sono fatte attendere. Il nostro viaggio è iniziato con due ore di ritardo, ma alle 9:30 del mattino dopo eravamo finalmente sbarcati a Vlorë (Valona).

Per iniziare: consigli ai viaggiatori

Al nostro arrivo, i primi pensieri sono stati il cambio valuta (meglio avere molti soldi in contanti: pochi esercizi commerciali accettano il pagamento con carta, come poi abbiamo scoperto!) e la ricerca di un negozio di telefonia per acquistare una sim albanese.

Giorno 1 – il pesce fresco di Orikum

sud dell'Albania
Teste di pesce appese ad essiccare.

Attraversando la costiera albanese in macchina è difficile annoiarsi. Il primo pranzo albanese ci ha subito stupito: abbiamo avuto la possibilità di scegliere il pesce appena pescato e di assistere “in diretta” alla preparazione. Gamberi, calamari, una montagna di cozze, polpi e polpetti e pesce azzurro a volontà: succede a Qendra e peshkimit (“il centro del pescato”), sulla strada per Orikum a sud di Valona.

Giorno 2 – un bicchierino di rakia per iniziare bene la giornata

Il pesce freschissimo a pranzo e un giro serale sul lungomare di Dhërmi (totalmente dedicato ai turisti, con ristorantini fast food di tutti i tipi e lidi adibiti a night bar) non hanno saziato la nostra curiosità: la mattina del secondo giorno volevamo immergerci nella vera vita albanese, non solo nei locali turistici di cui la costa è piena. Il borgo di Dhërmi, un po’ arroccato rispetto alla costa ma comunque raggiungibile tramite la strada che percorre tutta la costa sud dell’Albania, ci ha offerto un primo incontro da ricordare. Abbiamo infatti deciso di assaggiare un cicchetto di rakia a testa: si tratta del superalcolico più diffuso nei Balcani, ottenuto distillando frutta, dalla gradazione alcolica… decisamente elevata. Qui abbiamo chiacchierato con un simpatico signore del posto piacevolmente stupito dalla nostra richiesta (d’altronde erano solo le 10 del mattino!).

Giorni 3 e 4: le coste del sud dell’Albania

sud dell'AlbaniaIl cuore della nostra vacanza, comunque, era alla scoperta della costa. A partire da Dhërmi abbiamo fatto tappa lungo spiagge stupende, alcune persino senza nome, quasi incontaminate. Gjipe, Jalë, Himarë, Livadhi, Porto Palermo, Borsh, Qeparo e infine Saranda e Ksamil, con le sue quattro isolette e l’isola di Corfù che si staglia all’orizzonte. Un pranzo veloce a base di Byrek, magari accompagnato dal Dhalle, una bevanda leggermente salata fatta di yogurt diluito con acqua, oppure da una buona birra albanese, e via verso la spiaggia.

sud dell'Albania
Il mare cristallino di Ksamil e il profilo di Corfù.

Per godersi il mare c’è davvero l’imbarazzo della scelta. A Himarë abbiamo scoperto che la varietà in Albania non è solo dei cibi, dei profumi e delle religioni, ma anche delle lingue: qui si parla infatti un dialetto greco e sono frequentissimi i casi di bilinguismo (albanese e greco), a cui ovviamente si aggiunge spesso la conoscenza dell’italiano.

Dolci colazioni

A Saranda, dove ci siamo fermati a dormire il terzo giorno, abbiamo fatto un’abbondante colazione con una specialità davvero curiosa, che è diventata un dolce tipico albanese ma arriva da molto lontano, pare addirittura dall’America Latina: il Trileçe. Un sofficissimo pan di spagna inzuppato nel latte e nel latte condensato, appoggiato su uno strato di panna e rivestito da un sottile velo di caramello: il trileçe ci ha fornito le energie necessarie a continuare il nostro viaggio di scoperta.

Caffè turco e kadaif.

Anche in fatto di dolci, comunque, non ci si può annoiare. Se il trileçe non dovesse incontrare il vostro gusto potrete sempre fare rifornimento di zuccheri con i dolcissimi kadaif e bakllava , dolcetti ricchi di miele e frutta secca tipici di molti paesi mediterranei che hanno fatto parte dell’impero ottomano (ciascuno ha poi sviluppato una sua variante, ma sono tutte buonissime!).

 

Giorno 5 – un’escursione a Butrinto e all’occhio blu

Il mare splendido non è però l’unico motivo per trascorrere una settimana nel sud dell’Albania. Dopo un ultimo saluto alla spiaggia di Ksamil, il quinto giorno abbiamo fatto rotta ancora più a sud e abbiamo visitato il parco nazionale di Butrinto e Syri i Kaltër, “l’occhio blu” ormai invaso da turisti. Qui ci siamo lasciati incantare prima dalle rovine del tempio dedicato ad Asclepio (Butrinto ha fatto parte del regno d’Epiro, in seguito è stato colonia romana e snodo commerciale conteso fra le principali potenze dell’area) e poi, all’occhio blu, dalla vista pittoresca di questa sorgente di origine carsica dai colori incredibilmente accesi.

Lungo la strada per Gjirokaster, nei pressi di Mesopotam, lontano dalla folla rapace di turisti che invade la splendida costa, in preda alla fame, col semplice proposito di riempire lo stomaco nel posto che più ci ispirava simpatia e tipicità, abbiamo iniziato a conoscere il valore quasi sacro dell’ospitalità albanese. Qui l’anziano proprietario di un ristorante a conduzione familiare che si affaccia sulla strada ci ha consigliato di prendere metà delle kukureca che avevamo intenzione di ordinare, assicurandoci che sarebbero state molto pesanti da digerire, naturalmente accompagnate da patate te skuqura (scrivo in albanese per rimarcare che erano fatte in casa) e dal genuino yogurt di capra che è stato una costante del nostro viaggio.

Giorno 6 – Gjirokastër, il gioiello del sud

Gjirokaster
Il centro storico di Gjirokastër visto dal castello.

Se il sud dell’Albania ci ha fatti innamorare, è stato il giorno trascorso a Gjirokastër (Argirocastro) che ci ha definitivamente stregati. Inserita dall’UNESCO nella lista dei patrimoni dell’umanità, pare sia stata fondata dagli illiri; ha poi visto susseguirsi nel corso dei secoli greci, romani, bizantini e ottomani, come testimonia la presenza di una moschea e del bazar nel centro storico. Nel Novecento ha dato i natali al dittatore comunista Enver Hoxha e ad Ismail Kadare, lo scrittore albanese contemporaneo più conosciuto in tutto il mondo. A Gjirokastër potrete perdervi nelle stradine ripide del centro storico e trascorrere una mattinata a visitare l’imponente castello che sovrasta la città, ma il nostro incontro più bello è stato con la gente del posto.

Al nostro arrivo alla Guesthouse che avevamo prenotato per una sola notte, “da Cico”, non sapevamo ancora che avremmo fatto un tuffo (non avendolo fatto nella gelida acqua dell’ occhio blu) nella storia e nelle tradizioni di Gjirokastër. Kolli, dopo averci messi subito a nostro agio, ci ha raccontato tutti gli aneddoti più interessanti sulla storia recente della città, facendoci assaggiare, sul comodissimo divano tradizionale, un po’ di uva portata lì dagli italiani negli anni ’30. Tutto questo rigorosamente in lingua albanese, seguendo le consuetudini di sempre, con la simultanea traduzione in inglese della figlia. Restituire con le parole la sensazione di accoglienza e familiarità che abbiamo provato sarebbe impossibile, ma è d’obbligo citare almeno l’ottima mengjesi dell’indomani, a base di prodotti dell’orto di Kolli e consigliare assolutamente di soggiornare dalla sua splendida famiglia.

colazione

Si torna a casa

La domenica pomeriggio ci siamo rimessi in viaggio, abbiamo fatto scorta di miele e caj mali (letteralmente “tè di montagna”) acquistati ad angolo della strada in uno dei tanti stand che spuntano ovunque sulle strade dell’interno, abbiamo riempito le nostre bottiglie e borracce con l’acqua freschissima della fonte di Tepelenë, la città di Ali Pasha, e ci siamo diretti verso Valona, dove l’indomani abbiamo preso il traghetto del ritorno. Il caj mali, pianta dalla quale si ricava un infuso buonissimo e ristoratore, ricco di ferro e dal potere digestivo e decongestionante, ci terrà compagnia nelle serate invernali, quando ripenseremo alla nostra vacanza albanese.

Siamo ripartiti con le valigie cariche di prodotti genuini, ma soprattutto arricchiti, con tanti altri aneddoti divertenti da raccontare e col desiderio di tornare in Albania per fare altri incontri, vedere altre città, per altre storie da scoprire.

In conclusione, pur tenendo presente sempre che un’esperienza singola non può assumere valore di verità universale, non possiamo non affermare che l’Albania ha confermato, se non superato, le nostre aspettative. Tale considerazione vale sia per quanto riguarda l’aspetto naturalistico che umano. Persino i turisti più distratti non potrebbero non farsi conquistare dal blu del mare albanese, che sbuca dietro ogni tornante come una piacevole ossessione. Se dovesse esserci un colore per definire il viaggio, questo è proprio quel blu che vi consigliamo di andare a cercare, senza fargli troppa violenza.

Ciò significa non essere turisti selvaggi, corpi inquinanti di passaggio, cercando il più possibile l’incontro non solo con l’Albania che vuole piacere ai turisti ma con quella di tutti i giorni, che ti consiglia di mangiare meno kukureca, perchè l’amicizia degli esseri umani, anche se sconosciuti, vale più di 400 lek. Magari non in tutti questi posti si potrà pagare con la carta, ma solo così sarà possibile scoprire un senso dell’ospitalità sacro, quasi commovente, che è come sentirsi abbracciato da un intero popolo in una lingua che non conosci bene, ma che già ti piace tanto.

Articolo a cura di Donato Cocozza e Maria Fiorella Suozzo

Curiosità

la ricetta per preparare a casa il trileçe: https://www.albanianews.it/cultura/cucina/2108-trilece

Fotografie: tutte le foto inserite in quest’articolo sono state scattate da noi e sono proprietà intellettuale di Iskander.

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